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Carlo Urbani: una vita fra coraggio e ironia

“È stato un uomo ammirevole: sempre positivo, scherzoso e ironico. Anche nei momenti peggiori riusciva sempre a fare quella battuta che tirava su il morale a tutti”. A raccontarlo, nelle sale della mostra dedicata a Carlo Urbani, è Serena Rosini, rappresentante dell’AICU e grande amica di famiglia del medico di Castelplanio morto per aver individuato la Sars. Insieme a Simonetta Chiorrini, cugina della moglie di Carlo, hanno guidato la visita dei ragazzi della classe terza D della scuola media di Jesi “Paolo Borsellino ex Savoia”, il 23 novembre a Palazzo dei Convegni. La mostra racconta la vita e le passioni di uno degli eroi che hanno fatto la storia della medicina, ma soprattutto della solidarietà e dell’aiuto verso gli altri: Carlo Urbani. Anche gli alunni sono stati protagonisti perché le loro “Scatole dei Sogni”, realizzate in prima media nell’ambito di un progetto finalizzato alla scoperta della figura del medico, sono state allestite e messe in mostra in una delle sale. Già prima di laurearsi Carlo Urbani, rappresentante di Medici Senza Frontiere, organizzava spedizioni con amici per andare a curare i malati soprattutto in Africa, che ha visitato quasi interamente.

Nelle foto esposte si testimoniavano i suoi viaggi dalla Camboja al Vietnam, al Gamba, all’Algeria, alla Somalia, al Senegal. Nel 2002 si diffonde in Africa la SARS, una malattia molto contagiosa che ha provocato poi un’epidemia. Carlo Urbani non si fa scrupoli e pur sapendo che avrebbe corso il rischio di prendere la malattia, mette al primo posto la solidarietà. Infine a causa della SARS, avvertendo i primi sintomi a Bangkok, muore il 29 marzo 2003 circondato dall’affetto e dall’ammirazione di tutti.