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Lo skate non è un crimine

“Divieto, fermo restando quanto previsto dal Codice della Strada, di circolare mediante tavole, pattini ed altri acceleratori di andatura in aree pubbliche o aperte al pubblico nel caso in cui si rechi disturbo ovvero intralcio o pericolo alla circolazione pedonale”.

Questo è ciò che è stato decretato dalla polizia urbana di Jesi, che dal 4 febbraio farà entrare in stretto vigore l’articolo 190 del Codice della Strada. Secondo questo, gli skateboard non potranno più occupare spazio all’interno di aree pedonali o pubbliche per evitare di oltraggiare e disturbare. È scritta una legge in merito, con tanto di sanzioni e multe da pagare in caso venisse infranta, ma in un luogo in cui da tempo ormai viene rinnovata la questione dell’impraticabilità dello skatepark, è di gran lunga insensato togliere l’unica possibilità rimasta di praticare questa disciplina in luoghi pubblici senza che ve ne siano altri a disposizione. Jesi ha un unico spazio ridotto vicino al Palazzetto dello Sport, e chi se ne intende sa, è ormai quasi impraticabile per gli skaters; avrebbe bisogno di un ampliamento, di un nuovo progetto strutturale che comprenda i bisogni di ogni mezzo (skate, bmx, monopattini...). È inutile dire a questi ragazzi di non ritrovarsi nelle aree aperte e pedonali, che ovviamente non sono adibite a questo tipo di attività: non hanno altri posti dedicati in cui poter andare, e dato il periodo Covid non sono possibili neanche spostamenti fuori dalle città, dove sicuramente avrebbero trovato skatepark migliori.

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I cani possono fiutare il Covid-19

Si stanno cercando tutte le possibili soluzioni per scoprire se una persona ha il COVID-19. Oltre al tampone, il test sierologico e il test rapido, ci possono aiutare nostri amici a quattro zampe. Quest’idea si sta già mettendo in pratica nell’aeroporto di Helsinky dove i passeggeri possono sottoporsi a un test, che dura almeno un minuto, diverso da tutti gli altri. I cani annusano il sudore delle persone e possono così scoprire se siano positivi o negativi, e sembra dare ottimi risultati. Come funziona?

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Eredità Morosetti e spostamento della fontana di piazza Federico II. La parola agli jesini

A Jesi un’eredità decide il destino di due piazze. Cassio Morosetti, ormai deceduto, aveva dedicato la sua vita al fumetto, che gli aveva permesso di “racimolare” una somma ingente, frutto di tanti anni di lavoro: oltre due milioni di euro. Morosetti voleva che la sua eredità venisse usata per far tornare la fontana dell’obelisco in Piazza della Repubblica e, a quanto pare, ci è riuscito. Difatti il monumento verrà spostato, nonostante nel web e in città siano scoppiate varie polemiche riguardo alla decisione. Carlo Santoni, un uomo jesino di età avanzata, ha risposto in modo molto secco alla domanda più frequente degli ultimi mesi, cioè: “È d’accordo con la decisione dello spostamento della fontana dalla piazza del duomo a quella della Repubblica?”.

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“Sentiamo la nostalgia di una normalità con compagni e professori in classe”

Dubbi, desideri e preoccupazioni. Gli studenti immaginano la convivenza con il Coronavirus a scuola come un’esperienza che certamente li segnerà. E intanto sognano di tornare a vedere compagni e perfino docenti in classe. “Secondo me – dice Maria Giulia Ercoli, della II C - la scuola a settembre non riprenderà poiché credo che ci sarà un'altra ondata di contagi. Ma pensiamo positivo! Se le lezioni dovessero ripartire come ogni anno, credo che sia opportuno tenere comunque le mascherine per sicurezza sia di se stessi che delle persone che ti circondano mentre non ritengo indispensabile mantenere le distanze di sicurezza poiché sarebbe impossibile che una classe di 20 o più alunni riesca a farlo. L’idea delle classi divise in piccoli gruppi è buona per la sicurezza ma un po' confusionaria per gli alunni. Nonostante ciò spero che a settembre tutto torni come prima (anche se credo sia molto improbabile). Al solo pensiero di dover ancora continuare la didattica a distanza sale dentro di me la stanchezza e la malinconia anche se non bisogna mai abbattersi”.

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Come tornare sui banchi a settembre? I dubbi e le proposte degli alunni

Come tornare sui banchi a settembre? È la domanda che si fanno milioni di studenti, famiglie e docenti. Gli alunni e le alunne del laboratorio di giornalismo della scuola “Paolo Borsellino” di Jesi hanno pensato di dare il proprio contributo con una serie di idee e riflessioni. Eccole.

“Il modo migliore – dice Giulio Pandolfi, della classe II A – è continuare per un periodo con le videolezioni poi in seguito tornare fisicamente in classe solo quando si avrà zero contagiati e non si correrà più il pericolo di una nuova ondata. La speranza di tutti è che entro dicembre ci saremo lasciati il Covid-19 alle spalle e forse avremo anche trovato il vaccino dato che i medici stanno facendo grandi passi avanti”. Secondo Andrea Fiordelmondo, sempre della II A, “torneremo a scuola solo a gruppi facendo metà casse in aula e metà in video lezione in maniera alternata. Per il gruppo a scuola sarà più difficile secondo me perché dovrebbero stare attenti a non essere troppo vicini e a rispettare tutte le norme di sicurezza, cosa che nella classe in cui eravamo non sarebbe possibile. Mentre per il gruppo in video lezione all’inizio sarà forse più comodo perché dovrebbe semplicemente continuare a fare ciò che è stato fatto fino ad ora”. Anche per Greta Attilio, della II C, il ritorno in aula avverrà sdoppiando le classi, e riflette sul fatto che “al momento ci sono più dubbi che certezze”.

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