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Le Giornate FAI di Primavera, un salto nel passato della nostra scuola

La scuola “Borsellino” è stata protagonista delle Giornate FAI di Primavera del 23 e 24 marzo. Ha aperto le sue porte alla città e oltre mille persone hanno varcato l’ingresso di corso Matteotti per scoprire la storia dell’edificio grazie al racconto degli alunni “ciceroni”, aiutati dagli studenti del Liceo artistico “Mannucci”. Un viaggio, quello proposto ai visitatori, nel presente, fra le aule della scuola “Borsellino”, e nel passato, negli ambienti, ricostruiti con disegni e manufatti, dell’ex Conservatorio delle fanciulle povere della Divina Provvidenza. La presentazione da parte dei “ciceroni” è stata il frutto di un lungo lavoro di ricerca e di interviste con quanti hanno vissuto nella struttura.

Le interviste

La nostra scuola circa trenta anni fa era un orfanotrofio per bambini/e e ragazzi/e senza famiglia. Le suore gestivano l’orfanotrofio e la scuola insieme. Le religiose non erano tutte molto accoglienti e amorevoli, solo suor Maria era ricordata come la suora più buona. Corrada e Alfredo Ceccacci sono due fratelli cresciuti nell’Orfanotrofio, il 18 febbraio 2019, sono venuti a scuola a raccontare la loro storia di vita.

I due fratelli hanno lo stesso papà, ma mamme differenti, che purtroppo sono morte precocemente. Corrada racconta che è arrivata in collegio nel 1943, all’età di nove anni. Ricorda che le ragazze erano divise in età: piccole, medie e grandi. Le grandi si sentivano come delle collaboratrici delle suore e davano ordini alle più piccole. Nel collegio si pregava in vari momenti della giornata e l’educazione era molto severa con punizioni se non si rispettavano le regole. Corrada di notte era “sonnambula”, si alzava e girovagava per le camere e le suore arrabbiate la riportavano a letto. Molti bambini facevano la pipì a letto per la mancanza dei propri genitori e a causa delle paure e delle sofferenze che all’epoca non venivano comprese. Pertanto le suore reagivano con giudizi e atteggiamenti severi mettendo così il lenzuolo sporco in testa al bambino e umiliandolo davanti agli altri. Alcuni suoi compagni, soprattutto quelli più vivaci, venivano rinchiusi al buio o in una soffitta vecchia con la compagnia dei topi senza mangiare. Corrada ricorda quanto ha sofferto per la mancanza di cibo dato che spesso riceveva solo tre fettine di pane al giorno come pasto e questo doveva bastarle. Spesso andava di nascosto in cucina e rubava della frutta a suor Maria, quando veniva scoperta riceveva delle punizioni dalla direttrice. Le cose che ha imparato a fare bene sono: leggere, scrivere e cucire. Un momento bello era rappresentato dalle poche uscite nel centro di Jesi durante l’anno. Corrada ci ricorda l’uscita per la processione a Pasqua, in questi uscite le suore si raccomandavano di camminare con occhi rivolti verso il basso; non si poteva rivolgere la parola a nessun passante e neanche alle compagne. In alcune occasioni ha incontrato il papà, ma le suore le proibivano di salutarlo.

Corrada si sentiva isolata dalle compagne, tanto che oggi non ricorda nessun nome e non ha mantenuto contatti di conoscenze. La vita di questi anni in collegio è stata davvero difficile per lei, le ha tolto anni di spensieratezza e gioia dell’età infantile.

Alfredo Ceccacci è entrato nel brefotrofio nel 1945 all’età di tre anni e vi è rimasto per circa due. Alfredo ricorda le stanze bianche con soffitti altissimi e che il pane era davvero profumato e buono. Amava scrivere poesie, ne ha scritte numerose sugli anni di vita del brefotrofio e del successivo collegio a Senigallia; una in particolare è dedicata a suor Maria la suora buona con i bambini. Per scrivere le poesie in istituto utilizzava la carta igienica dato che non avevano fogli in abbondanza. I pensieri li creava la sera prima di addormentarsi. Lui provava spesso a fare delle fughe, perché la vita era difficile e non riusciva a sopportare la severità del collegio. Sognava una famiglia tutta sua con dei bambini da crescere e amare. Le poesie che ci ha letto Alfredo sono piene di calore e dolcezza, quella stessa che gli è mancata tanto nella sua infanzia.

Il mio pensiero

Venire a scuola tutti i giorni in questo Istituto, ora denominato Scuola Media Statale PAOLO BORSELLINO, ci ricorda che i bambini sono importanti. È emozionante sapere che nelle aule che occupiamo oggi, tanti bambini hanno vissuto emozioni, superato ostacoli, subito ingiustizie e hanno lottato per vivere. Mi sento onorata di crescere in questa scuola, dove prima di me e prima di noi tutti, altri hanno lottato per la vita. Non a caso il nome che porta la scuola oggi “Paolo Borsellino”, è il nome di un grande dei nostri tempi, che ugualmente ha vissuto con coraggio e forza per una vita giusta e migliore da donare a noi giovani.